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Dalla carta al Web: come scrivere bene un testo per Internet



Sul Web cambia l’organizzazione concettuale del testo. Una mutazione imposta dalla rapidità con cui vengono fruiti i contenuti on-line.

L’esercizio su pagine e pagine inserite sulla Rete ha portato i migliori web editor ad utilizzare quella che può essere considerata una delle regole d’oro
della scrittura digitale: il principio della piramide invertita.

La necessità di dovere guardare testi compiuti nel più breve tempo possibile scardina la classica compartizione di una composizione appresa a scuola, all’università o leggendo libri di ogni epoca e stile: introduzione, esposizione, conclusione.

Il bello di un testo on-line dovrebbe essere quasi sempre all’inizio, nelle prime 4-5 righe o, ancora meglio nel titolo, proprio come avviene nelle
pubblicazioni giornalistiche, dove l’esigenza di informare in modo esauriente richiede regole di sintesi e di ottimizzazione delle notizie da comunicare.

Ecco perché molti esperti di comunicazione interattiva consigliano di iniziare a scrivere partendo dal concetto che, in un documento tradizionale,
sarebbe situato alla fine. Si tratta di un vero e proprio paradigma.

Se pensiamo alla fiction e ai romanzi tradizionali la conclusione di un’opera si posiziona alla fine per mantenere una suspance elettrizzante fino al termine della lettura.

Sul mezzo on-line un utente non ha tempo e pazienza per scorrere troppo testo, vuole avere subito il nocciolo della questione. Occorre quindi, nella preparazione delle argomentazioni e delle notizie, fornirgli “il bello della storia” all’apice del documento. Il principio della piramide invertita è un tema già conosciuto in ambiente giornalistico dove viene insegnato nelle migliori scuole specializzate.

Esso si propone di portare il redattore alla costruzione di un testo (notizia o comunicato
stampa) fornendo all’inizio i principali elementi informativi e, via via, posizionando gli altri di seguito in una scala di livelli gerarchici.

Altro strumento fondamentale per scrivere bene un articolo sul Web è "LA REGOLA DELLE 5 W".

Strettamente osservato, il precetto richiede la composizione di un documento diviso in “lead” (attacco), “story” (svolgimento della notizia), “background” (retroscena).

Secondo la tecnica di redazione il lead dovrebbe concentrare in 4-5 righe tutti gli elementi fondamentali per far capire all’utente il contesto in cui viene ambientata la notizia: è la proverbiale regole delle 5 W, lo strumento utilizzato da ogni buon giornalista per redigere articoli.

La cosiddetta regola delle 5 W è la regola aurea dello stile giornalistico anglosassone. Le cinque W stanno per:

• WHO (“Chi”);

• WHAT (“Cosa”);

• WHEN (“Quando”);

• WHERE (“Dove”);

• WHY (“Perché”).


Sono considerate i punti irrinunciabili che devono essere presenti nella prima frase (l’attacco o lead) di ogni articolo, come risposta alle probabili
domande del lettore che si accinge a leggere l’articolo.

La regola è quindi un comodo promemoria per chi, dovendo accingersi a scrivere un pezzo, è facilitato nel raccogliere le idee e/o a non scordare informazioni essenziali: ad esempio per chi deve trasmettere rapidamente informazioni (pensiamo al cronista sportivo al telefono con la redazione durante la partita), ovvero deve superare il comune blocco psicologico definito popolarmente “sindrome del foglio bianco”.

In sostanza seguendo pedissequamente la regola nell’attacco di un testo occorre subito raccontare chi è il protagonista della vicenda di cui si sta per scrivere (Who), cosa è accaduto (What), dove (Where), perchè (Why) e quando (When).

Gli esperti di comunicazione digitale affermano che è proprio la parte iniziale, il lead, il settore fondamentale per comunicare on-line efficacemente.

Le tecniche di redazione digitale quindi perfezionano e specificano ulteriormente l’impostazione della piramide invertita imponendo una massima attenzione
al lead che, sul mezzo digitale, dovrebbe comprendere o quasi (utilizzando anche il titolo) l’informazione che si vuole fornire, in uno, massimo due o tre, piccoli blocchi di testo, di poche righe subito all’inizio della schermata.

Il “mondo al contrario del Web” esige che la conclusione sia posizionata all’inizio, nel lead, e che via via gli altri elementi della “vicenda informativa” siano snocciolati di seguito (o addirittura tagliati per questioni di sintesi), esattamente il contrario di quanto avviene nei romanzi gialli (l’esatto opposto del precetto espresso nel capitolo dei link, laddove si affermava che il link editor, nel posizionare le connessioni, deve procedere come uno scrittore di gialli).

Quanto allo stile, chi ha sperimentato da tempo l’interazione tra scrittura on-line e utenti della Rete, sa che non ci si può perdere in troppi fronzoli. Sul supporto cartaceo l’occhio può distendersi in una lettura profonda e riflessiva che fa percepire le più recondite sfumature di un testo.

Sullo schermo l’utente non può e non vuole soffermarsi troppo. E quindi obbligo del web editor confezionare
composizioni asciutte, secche, efficaci più che belle, utili più che sorprendenti. Il mezzo digitale nega la composizione di prose esteticamente ricercate.

Pochi aggettivi (superflui e che appesantiscono il testo), uso moderato degli incisi e delle subordinate, scarso ricorso o assenza delle frasi passive, ponderazione nell’uso di artifici retorici (metafore) sconvenienti: questi dovrebbero essere i punti principali del “vademecum” del buon web editor alle prese con la scrittura sullo schermo.

Il tempo dedicato dall’occhio on-line al testo digitale è talmente scarso che la mente potrebbe essere disturbata da quegli espedienti letterari che, invece, in una composizione tradizionale ne fanno una ricchezza intrinseca.

(inserito il 20/06/2012)

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